Un pensiero accomuna tutte le interviste e tutti gli articoli che riguardano il ruolo del portiere, ovvero il suo cambiamento nel corso del tempo.

Nulla è rimasto invariato, il modello prestativo è stato rivisto e perfezionato,  i canoni antropometrici sono cambiati, insomma i giovani portieri non sono  come quelli di una volta…

I mondiali che si stanno disputando in questi giorni sono una fonte continua di informazioni per gli addetti ai lavori che possono così  studiare le diverse scuole e metodologie, attraverso i migliori rappresentanti delle rispettive nazionali, aprendo nuovi confronti e dibattiti sul tema.  Ogni anno le statistiche mutano e con esse cadono numerosi stereotipi che con il tempo si vengono a formare.

La preparazione degli allenatori oggi è di altissimo livello, se poi li paragoniamo a colleghi che operavano appena 15 anni fa il divario di conoscenze è enorme.

Ma il fine di tutto questo qual è? Cosa realmente si è perso di vista in tutto ciò?

Partiamo dall’inizio, perché il problema che attanaglia il mondo portieri ha origini lontane. Il campanello d’allarme è suonato a mio avviso subito dopo i mondiali 2006 ,anche se in realtà possiamo andare a ritroso di ancora altri cinque anni.

Ancora oggi si cerca l’erede di Buffon, che ha esordito in serie A nel lontano 1995 concludendo la sua carriera in Italia nel 2018.  Bene sono passati 23 anni, e stiamo ancora aspettando… Pensando alla nuova stagione che si appresta ad iniziare, le squadre di vertice, e non solo, stanno puntando su estremi difensori di altra nazionalità. Siamo ancora convinti di essere i migliori?

Possibile che in quasi un quarto di secolo non siano nati dei talenti dei fenomeni di pari livello? …

Per la mia esperienza, per la mia preparazione proverò a dare una risposta.

Cose che non vanno :

SETTORI GIOVANILI

Non si investe su allenatori competenti sia per società che per scuole calcio. La Federazione sforna allenatori incompetenti che si vendono per poco, pensando che fornendo un tesserino si risolva il problema. Il problema non è il tesserino e la formula con cui viene concesso. Non posso vedere colleghi con patentino   “UEFA B” e il patentino “Allenatore dei portieri SG dilettanti”, allenare portieri con processi condizionali inadeguati, controproducenti e lesivi , non conformi al modello prestativo! E’ inaccettabile per chi dispone di due patentini FEDERALI!!!

LA FEDERAZIONE dov’è in tutto questo? Chi monitora i nuovi Mister? Chi si prende la responsabilità di quanto fatto fino ad ora? Il nostro fallimento incomincia da qui…

Altro eccesso è quello di vedere educatori che perdono sedute intere a spiegare esercizi specifici, cha a mio parere sono solo una perdita di tempo, tempo che purtroppo è già di per se limitato, e perderlo per cose superflue è controproducente ed inaccettabile.

Esempio :

…Cercare nella fascia di età pulcini/esordienti la giusta partenza da una postura di attesa, senza che il portiere porti prima il piede in arretramento. Ho visto tanti studi tanti rimproveri e perdite di tempo per far perdere questo atteggiamento. l’arretramento mi chiedo, quale fastidio da a questi allenatori che sprecano il tempo in un riflesso incondizionato di un essere umano? Ripeto ho visto concentrarsi giorni per modificare questo aspetto, e puntualmente il “problema” si ripresentava in partita. I meccanismi di difesa congeniti presenti nel nostro codice genetico sono mappati trascritti ancor prima della nostra nascita e non sono TRASCRIVIBILI. Cerchiamo di usare il nostro tempo per fondamentali, senza cercare di inventare nulla di nuovo!

La ricerca di nuovi stimoli già nelle fasce di età più piccole ha fatto si che si perdessero i fondamentali. Si è sbagliato a mio avviso nella troppa meticolosità, vedere allenamenti che assomigliano a vere lezioni orali con portieri sotto di  sei anni di età!

Prima dei dodici anni solo coordinazione e ancora coordinazione! Non bisogna specializzare un ragazzo che non sa ancora camminare! l’educatore deve educare al movimento e basta.

Dopo i dodici anni e fino ai quindici si incomincia con la tecnica, ma sempre lavorando sulla coordinazione.

Dopi i sedici anni si incomincia con lavori condizionali più specifici a carico naturale che saranno via via crescenti, fino al raggiungimento della piena maturità fisica.

Tutto questo perché i problemi veri ai giorni nostri sono:

  • Ragazzi con gravi problemi psico/motori (paramorfismi e ipotonia, poca propensione al sacrificio, poca autostima)
  • La specializzazione precoce (Educatori poco competenti in una fase sensibile e la più importante per il futuro atleta)
  • Pressioni interne(società)ed esterne (genitori ). Si vedono Mister a telecomandare dietro la porta il portiere in ogni aspetto. Chi scende in campo è il bambino, che deve vivere le esperienze in totale autonomia soprattutto nel primo periodo evolutivo.
  • Abbassamento dell’età nel selezionare i giovani portieri (a 14 anni si vogliono portieri già pronti). Come posso dare un portiere pronto con tutti i deficit a cui un educatore coscienzioso deve rispondere, allenando se va bene tre ore la settimana??!!
  • Centri Federali non ci sono strutture e mancano allenatori selezionati da autorità riconosciute, si pensando a sfornare solo allenatori incompetenti. Individuare Allenatori/Educatori che vigilino sul territorio, adeguatamente ricompensati e che impongano programmazioni su basi scientifiche

In questo scenario, mi chiedo quando ritorneranno a parlare dei portieri Italiani, un volta punto di riferimento nel mondo…

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