GESTIONE DEL RETROPASSAGGIO

Storia del ruolo del portiere

Fonte Fonte https://it.wikipedia.org/wiki/Portiere_(calcio)#Regolamentazione_del_ruolo_del_portiere

La maggior parte delle modifiche che investirono il ruolo del portiere furono attuate per evitare le perdite di tempo: il portiere, con il pallone fra le mani, non può essere contrastato da un avversario, quindi un portiere avrebbe potuto, in teoria, tenere il pallone fra le mani per quanto tempo avesse voluto, impedendo quindi agli avversari di poterlo giocare.
Per questa ragione, nel 1983, fu consentito al portiere di poter fare soltanto quattro passi, avendo il possesso del pallone, e dopodiché essere obbligato a rilasciarlo. La regola, però, non sembrava essere funzionale, in quanto non era stabilito chiaramente quanto fosse il tempo necessario per fare quattro passi, e quindi l’intento di arginare le perdite di tempo non fu raggiunto. Questa fu la ragione che portò all’innovazione del 2000, nella quale fu stabilito che il portiere avrebbe dovuto necessariamente rilasciare il possesso del pallone entro 6 secondi.]

Tuttavia, la modifica più sostanziale è certamente quella che fu adottata a seguito del Campionato mondiale di calcio 1990, nel quale fu notato come, a scopo palesemente antisportivo e con l’unica finalità di perdere tempo, spesso le squadre ricorrevano a passaggi al proprio portiere il quale, tenendo il pallone in mano, impediva agli avversari di poterlo giocare. Per questo motivo, nel 1992 la regola fu cambiata, impedendo al portiere di prendere con le mani il pallone ricevuto da un retropassaggio di un compagno di squadra, se effettuato di piede. Nel 1997 fu vietato al portiere di prendere il pallone con le mani anche qualora lo ricevesse da un compagno direttamente da una rimessa laterale.

Con questa premessa storica ho voluto sottolineare l’enorme cambiamento che il ruolo del portiere ha subito nel corso degli anni,che ha visto modificare completamente il ruolo rispetto a quelli che erano i canoni inizialmente stabiliti.

Dal 1992 il portiere ha dovuto modificare non solo l’aspetto puramente tecnico, ma anche quello tattico e psichico. La svolta della metodologia, la creazione di un nuovo modello prestativo, ha quindi come data di riferimento proprio questa perché da qui tutto è arrivato ad un punto di svolta.

La problematica maggiore è stata quella di dare nuove certezze al portiere, soprattutto a quelli non più giovanissimi, problematica documentata da numerose interviste di portieri professionisti che parlano delle enormi difficoltà avute nel dover adottare questa nuova regola.

Le modifiche regolamentarsi altresì hanno successivamente imposto al portiere moderno di diventare  un atleta completo sotto ogni aspetto con un suo personale punto di riferimento nello staff organizzativo.

Da analisi fatte si denota che  la percentuale maggiore di interventi del portiere sono di gestione palla dovuta a retropassaggi, e di conseguenza di successiva impostazione con l’uso dei piedi.

Tecnica podalica:

Tecnica offensiva del portiere, da proporre già nelle primissime fasce, per far si che si possa acquisire una buona abilità/sensibilità di entrambi i piedi.

Nelle fasce più piccole in maniera ludica si insegnerà al bambino la “confidenza con l’attrezzo” con esercitazioni ludico/coordinativo. Gli esercizi dovranno coprire tutta la superficie del piede, dorso interno, esterno, plantare, far apprendere e conosce il proprio corpo al piccolo portiere. Insegnare ai più piccoli che non è solo con il piede che si calcia ma tutto il corpo concorre alla corretta esecuzione del gesto tecnico. Finalizzare l’insegnamento sempre in maniera grezza e non ricercando la perfezione, inconcepibile in questa fase accrescitiva.

Dopo aver fatto apprendere il giusto grado di differenziazione cinetetica e coordinativa, si potrà lavorare sulla tecnica del gesto passando da una coordinazione grezza ad una più affinata. Gli allenamenti dovranno curare la precisione, la corretta postura di tutto il corpo con un grado di attenzione più accurato. La tecnica offensiva e di impostazione avranno una valenza molto alta e per far ciò andremo a  proporre un lavoro situazionale, per agevolare il portiere a risolvere svariate situazioni sotto pressione e a ragionare per trovare una soluzione nel modo più veloce in situazione di forte stress.

L’ultimo step sarà quello di portare il giovane atleta, dopo un percorso continuativo ,a curare il particolare “sollecitando sempre le abilità acquisite”. Tecnica, tattica, fisco, e mente saranno gli elementi portanti del nostro allenamento.

Il portiere dovrà conoscere tutti i movimenti della squadra in tutte le fase di gioco, non potrà esimere il suo lavoro da quello della squadra. Il lavoro quotidiano dovrà far acquisire automatismi e soluzioni su ogni situazione che potrà verificarsi, abbattendo i tempi di latenza, per cercare di anticipare le mosse dell’avversario, componente fondamentale del calcio moderno.

In definitiva l’allenatore dei Portieri dovrà sviluppare un allenamento già dalle prime fasce di età, non tralasciando la tecnica podalica in favore di altri aspetti, creando convinzioni e sicurezze che aiuteranno il portiere a crescere con certezze e ad avere più fiducia di se stesso.

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